Il lato oscuro del successo
Ma non è tutt’oro ciò che luccica... Spesso il successo determina anche situazioni difficili a cui la selezione di documenti dedica un approfondimento. Dopo la separazione da Caruso, Ada Giachetti decide di denunciarlo per averle sottratto della corrispondenza. L’articolo esposto racconta la causa per calunnie che a sua volta intraprese Caruso verso la donna amata (con non poca sofferenza), che si concluse con la condanna a 11 mesi di reclusione della Giachetti.
Di rilievo la lettera ad Arachite del 23 marzo 1910 in cui Caruso ammette che: “L’affare della mano nera è vero!”. Il tenore è stato minacciato di morte da alcuni componenti l’associazione mafiose, se non avesse pagato 15000 dollari. Caruso si rivolge al poliziotto Joe Petrosino, che si presenta al suo posto ed arresta i responsabili.
Il recente acquisto di 8 lettere manoscritte di Caruso indirizzate all’amico Giovanni Mascia, consente di approfondire dettagliatamente la vicenda della causa per molestie sessuali celebrata a New York nel 1906. Era il pomeriggio del 17 novembre quando Caruso, mentre osservava delle scimmie in una gabbia a Central Park (New York) viene arrestato dall’agente di polizia Caine, in quanto una donna (Hannah K. Graham) si è rivolta a lui, sostenendo di essere stata importunata dal tenore. Il processo che ne derivò ebbe un’eco enorme sulla stampa e fu fortemente ingigantito a causa della notorietà dell’imputato. La vittima non si presentò in udienza e la Polizia si costituì parte civile. Le lettere raccontano la vicenda processuale e lo stato d’animo di Caruso: “... la Polizia la quale si è costituita parte civile contro di me in mancanza della donna accusatrice. Adesso tutto è andato bene e fra otto giorni sarò certamente assolto dalla condanna di 50 franchi...” (27 novembre 1906); “... la mia voce non è come dovrebbe essere causa l’effetto dell’arresto...” (13 dicembre 1906); “... fra otto giorni sarò sicuramente assolto dalla condanna di 50 franchi avuta perché adesso, tutti sono dalla mia parte mentre, in principio tutti credevano che io avevo commesso chi sa che cosa...” (27 novembre 1906); “... Intanto me lo hanno messo in c.....orridoio anche in appello avendo confermato la sentenza di 10 dollari. Che razza di cani e persone che oggi si è scoperto...” (29 dicembre 1906). La condanna irrisoria (10 dollari) testimonia l’effettiva inconsistenza delle accuse.
Altra vicenda è raccontata all’amico Arachite nella missiva del 28 giugno 1919 in cui Caruso scrive che “...Tutti gli oggetti di valore furono portati via e per riaverli bisogna che sborsi 250mila lire. Ciò per non avere un altro scandalo! ...”
In fine emblematica la frase riportata nella lettera dell’8 agosto 1916 in cui Caruso confessa all’amico: “... Mi contento di vivere altri dieci anni, cinque di lavoro e cinque di felicità...”. Morirà dopo cinque anni!










