Benedetto Croce e la Biblioteca Nazionale di Napoli

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Le vicende che legano la figura del filosofo, storico e politico della seconda metà dell'800, alla Biblioteca Nazionale.

 

I quaderni della Biblioteca Nazionale di Napoli, serie VIII, n. 2 tratteggiano con dovizia di particolari la genesi del saldo legame che Benedetto Croce (Pescasseroli, 25 febbraio 1866 – Napoli, 20 novembre 1952) maturò negli anni con la sua Biblioteca. Non di rado, difatti, la Sala dei Manoscritti e delle Quattrocentine (cfr. B. Croce, Contributo alla critica di me stesso) dell’allora sede del Palazzo degli Studi avevano ospitato un giovane Croce che si dedicava da studente all’appassionata lettura di codici.

Quando oramai studioso affermato, nel 1902, il Direttore della Biblioteca Nazionale Emidio Martini (in carica dall’aprile 1900) gli propose di far parte della commissione da quest’ultimo istituita per la scelta dei libri da acquistare per l’Istituto napoletano, Benedetto Croce accoglierà “ben volentieri” la nomina (Cfr. ms. XX. 78 B C/50) suggerendo, inoltre, nei successivi carteggi anche una lista di pubblicazioni di suo interesse. (Cfr. ms. XX. 78 B C/51)

Il rapporto con il suo caro amico e Direttore Martini si rinforzerà talmente che nel 1910, con una lettera del 1° febbraio a lui indirizzata, il filosofo e storico di origini abruzzesi si augurerà “di poter essere un giorno utile in qualche modo all’istituto”. E così sarà.

 

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Il contributo crociano alla risoluzione delle numerose problematiche che ruotavano attorno alla sede del Palazzo degli Studi fu fondamentale. Le questioni che si andavano via via presentando riguardavano in primis, la carenza dello spazio, oramai non più adeguato alla crescita esponenziale del patrimonio librario (si pensi che negli anni ‘70 del 1800 questo aveva una consistenza di circa 160 mila volumi); e, non da ultimo, la problematica convivenza con il Museo Archeologico dovuta ai rapporti critici con il suo Direttore prof. Ettore Pais. Il profondo affetto che già allora i cittadini napoletani nutrivano per la Biblioteca Nazionale fece sì che la problematica fosse talmente sentita dall’opinione pubblica che i quotidiani dell’epoca, già a partire dal 1902, si troveranno a pubblicare fitti scambi di corrispondenza tra intellettuali tesi a caldeggiare ora l’ipotesi del mantenimento della Biblioteca presso il Palazzo degli Studi ora il suo trasferimento.

"La querelle iniziò con un articolo di Di Giacomo nel giugno 1902 sul Corriere di Napoli, nel quale si paventava il trasferimento della Biblioteca nei locali dell’edificio di San Marcellino, ritenendo questa proposta poco adatta alle necessità della Nazionale. Il poeta concludeva il suo articolo pubblicando una lettera del Croce nella quale si negava assolutamente la possibilità di un trasferimento, proprio perché non vi erano in quel momento, locali adatti a recepire e conservare il patrimonio librario dell’istituto napoletano."

Croce e la sua Biblioteca Nazionale, BNN Quaderni, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1991, pag. 125

 

Consulta ai link gli scambi epistolari tra Salvatore di Giacomo e Benedetto Croce, riportati sul Corriere di Napoli:


Con più o meno vigore, la stampa cittadina continuò ad occuparsi della vicenda nei successivi 15 anni anche quando questa approdò ad alterne vicende nelle aule parlamentari coinvolgendo l’On. Ferrigni e il Ministro Orlando nel 1957, l’Ingegnere capo del Municipio di Napoli Carlo Martinez e il Ministro Rava nel 1908, il Ministro del tesoro Salandra e il suo successore Tedesco nel 1910, il Ministro della Pubblica Istruzione Credaro nel 1911 e nel 1914. “Nel 1916 la stampa cittadina prese ad interessarsi di nuovo alla questione quando la Commissione Comunale per la tutela dei monumenti e del paesaggio propose di acquistare da parte dello Stato la Floridiana e la Villa Lucia utilizzando il fondo stanziato in bilancio per la sistemazione della Biblioteca”.

Anche in questo caso, però, gli accademici e gli studiosi insorsero ritenendo non percorribile la strada che conduceva al trasferimento della Biblioteca dal Palazzo degli Studii. Sembrava, dunque, che l’annosa questione fosse destinata a trascinarsi ancora a lungo. “L’instancabile Don Fastidio (ndr. Pseudonimo di Benedetto Croce su Napoli Nobilissima) non si arrese nella ricerca di una soluzione per la <sua> Biblioteca Nazionale trovandola solo quando divenne Ministro della Pubblica Istruzione” nel 1920: l’Istituto trovava, finalmente, meritata collocazione nel Palazzo Reale di Napoli successivamente alla donazione che di questo fece il Re al demanio.

I lavori di rifacimento si conclusero nella primavera del 1927 consentendo l’inaugurazione della nuova sede il 17 maggio dello stesso anno alla presenza del re Vittorio Emanuele III, al quale la Biblioteca era stata intitolata.

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Infine, l’apertura al pubblico fu fissata al 6 giugno. Ecco come viene descritta la Biblioteca nella sua nuova collocazione:

"Una fuga di stanze sul mare, terrazze distese sul mare come ali di aeroplani nelle stanze, nei saloni, scaffali e libri, che veramente danno all’animo una impensata letizia: per lo studioso e per l’amatore dei libri è grande gioia trovarsi fra tanti libri in tanto azzurro, in un ambiente di poetica bellezza e di pensosa realtà"